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L'OPERA DU PAUVRE (Parole e Musica di Léo Ferré)
OPERA DI TEATRO MUSICALE RAPPRESENTATA PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO IN PRIMA ASSOLUTA A VILNIUS IL 25 OTTOBRE 2002 E A KAUNAS IL 26 OTTOBRE 2002


per voce, canto e Orchestra Sinfonica

con la LITHUANIAN STATE SYMPHONY ORCHESTRA DIRETTA DA
GINTARAS RINKEVICIUS
DIRETTORE DELL' ESECUZIONE MASSIMO LAMBERTINI

PROTAGONISTA L'ATTRICE E CANTANTE ANNA MARIA CASTELLI

REGIA: ANDREA BORSELLI

Tableau I - La salle d’audience »
Tableau II - suite et le bar dischotèque Tableau III - La salle d’audience
Tableau III - Final et épilogue »

introduzione:
La notte, sospettata di aver soppresso dama ombra, è condotta davanti al giudice istruttore con l'accusa di omicidio. Risponderà solo in presenza del suo avvocato, il Gufo, ovviamente.
Ci sono vari testimoni a carico che affermano di aver visto la notte sopprimere l'ombra, tra lusco e brusco, al tramonto del sole. Problema per l'accusa: non si trova il corpo della scomparsa, morta o viva che sia. A carico della Notte ci sono solo indizi, molto pesanti ma non sufficienti. Compaiono anche numerosi testimoni a discarico per dire tutto il bene che la Notte fa, e sono loro ad avere infine la meglio. All'alba il sole spunta, l'Ombra riappare e sulle ultime parole del Corvo, Giudice e Presidente, fugge con i suoi amici, impagliati come Gufi............


La nascita di un'opera ritrovata
l'interessante racconto della prima messa in scena de L'opéra du pauvre di Andrea Borselli



Circa cinque anni fa, durante un incontro amichevole dove si parlava più di vino che di musica (la famiglia di Ferré dirige un'azienda vitivinicola nel cuore del Chianti) la vedova di Léo, Maria Cristina Diaz, parlando di tutte le varie composizioni che Ferré aveva fatto (musicali, poetiche, filosofiche) citò l'Opéra du Pauvre, parlandone come un'opera che l'artista aveva composto in oltre quarant'anni di vita e che, per la difficoltà "strutturale" che Léo aveva voluto dargli, non era mai stata rappresentata al mondo.
Come si può ben immaginare è difficile non raccogliere una sfida del genere soprattutto alla luce del fatto che sia le canzoni che i testi che Ferré aveva scritto avevano un alto contenuto letterario e filosofico ma, soprattutto, un grande impatto emotivo.

Il lavoro per rendere realizzabile l'opera era arduo: innanzitutto si dovevano reperire tutti gli spartiti e le partiture nei bauli di famiglia dove erano stati raccolti in modo approssimativo; si presentava il secondo scoglio: Ferré aveva composto l'opera per voce solista (recitante e canto) e orchestra. Trattandosi di un'opera che conteneva tredici personaggi era molto difficile trovare un'artista che potesse seguire le orme di Léo così come era altrettanto improbabile metterlo in scena teatralizzandolo (esperimento tentato e fallito in Francia intorno agli anni '80) visto che Ferré aveva espressamente scritto "quest'opera non potrà essere cambiata in nessun modo né nella sua forma né nei contenuti".
Da qui è nata l'idea di proporne l'interpretazione come protagonista ad Anna Maria Castelli prima di tutto perché questo è il genere che interpreta da sempre e poi perché ci sembrava interessante darne una versione "al femminile".
Così, dopo due anni di lavoro, nel 2001 è stata rappresentata in anteprima nazionale al Festival delle Colline di Firenze e successivamente, nel 2002, a seguito di una grande operazione culturale che ha visto coinvolti il Ministero degli Esteri, l'Ambasciata d'Italia in Lituania, l'Istituto Italiano di Cultura e le Centre Culturel di Vilnius, in collaborazione con la più importante Orchestra di Stato della Lituania è stata presentata in prima mondiale assoluta, in lingua originale, a Vilnius e Kaunas precisamente il 25 e 26 ottobre 2002.
Per entrare nei contenuti dell'opera si deve pensare che quest'opera rappresenta il testamento spirituale del poeta e che quindi solo questa può essere la chiave di lettura. Ci troviamo presenti ad un processo intentato a Dama Notte che viene accusata di aver soppresso Dama Ombra ma che, non trovando il corpo della "scomparsa" morta o viva che sia, dà vita ad una carrellata di personaggi notturni che depongono a favore della notte. Ecco quindi la comparsa di un avvocato dell'accusa che è, giustamente, colui che decide l'inizio del giorno ovvero il Gallo, di un avvocato difensore, colui che vive nelle tenebre e cioè il Gufo, con un giudice al di sopra delle parti, Il Corvo. I personaggi che Ferré usa per dar vita alle sue "apparenti" allucinazioni (che altro non sono che metafore per descrivere quanta ipocrisia, ambiguità, malevolenza e falsità vivano alla luce del giorno e come invece si nascondano fra le pieghe delle tenebre personaggi così poco accettati socialmente ma sicuramente più autentici e reali), sono sicuramente personaggi ai quali noi, così impegnati a vivere di giorno appunto, non facciamo mai assolutamente caso. Ed ecco allora trovarci in presenza di una monaca di clausura, di una prostituta, di una balena blu, di un barman che lavora in discoteca, di una candela, di due prostitute filosofe, un delirio continuo che prende lo spettatore e lo trascina per due ore in un vortice di verità e menzogne vissute fra il giorno e la notte, lo costringe a seguirlo in un percorso "delirante" per poi restituirlo alla propria esistenza.


Andrea Borselli - direttore artistico del Luni Europa Festival

12/10/2004

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